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Ora che avete visto la prima parte sarete in grado di giudicare meglio il coraggio e la tenacia di Paulette Cooper.

Ma voglio riportare qui il sunto dell’Operazione Freakout che la riguardava come descritta su Wikipedia:

Operazione Freakout

Nella primavera del 1976, il leader del Guardian Office decise di iniziare un’operazione con lo scopo di “Avere P.C. incarcerata in un’istituzione psichiatrica o un carcere, o almeno colpirla così forte da farle abbandonare gli attacchi.” Il documento pianificatore, datato 1º aprile 1976, aveva lo scopo dichiarato di “rimuovere PC dalla sua posizione di potere così da non poter attaccare la C[hiesa] di S[cientology].”[5]

Nella sua forma iniziale l’Operazione Freakout consisteva in tre differenti piani (o “canali”, come denominati dal Guardian’s Office):

  1. Primo, una donna avrebbe dovuto imitare la voce di Paulette Cooper e fare delle minacce telefoniche al consolato arabo di New York.
  2. Secondo, una lettera di minacce sarebbe dovuta essere spedita ad un consolato arabo in modo tale da sembrare sia stata fatta da Paulette Cooper (che è ebrea).
  3. Terzo, una Scientologista volontaria avrebbe dovuto impersonare Paulette Cooper in una lavanderia automatica e minacciare il Presidente degli Stati Uniti ed il Segretario di Stato Henry Kissinger. Un secondo scientologista avrebbe poi dovuto informare l’FBI della minaccia.[5]

Due altri piani furono aggiunti all’Operazione Freakout il 13 aprile 1976. Il quarto piano prevedeva che agenti scientologisti raccogliessero informazioni da Cooper così da stimare il successo dei primi tre piani. Il quinto piano prevedeva che uno scientologista avvisasse telefonicamente un consolato arabo sostenendo che Paulette Cooper stava parlando di effettuare un attentato. In seguito fu aggiunto un sesto ed ultimo piano, che era sostanzialmente una replica del complotto del 1972, che prevedeva di ottenere le impronte digitali di Paulette Cooper su un foglio di carta vuoto, di scrivere una lettera di minacce a Kissinger sul foglio, ed inviarlo. Il membro dello staff del Guardian’s Office Bruce Raymond annotò in un memorandum interno: “Questo canale supplementare [il sesto piano] dovrebbe davvero farla fuori. Lavorato con tutti gli altri canali. L’FBI già pensa siano sue le minacce di bombe alla C di S [del 1972].”[5]

Il 31 marzo 1976, Jane Kember inviò un telegramma ad Henning Heldt, vice Guardiano U.S., per aggiornarlo sulla situazione:

“PC [Paulette Cooper] resiste ancora nel pagare il prezzo ma la causa legale è in piedi a tutt’oggi [PTpresent time] … Abbiamo contattato i suoi legali ed anche predisposto per PC di ottenere le informazioni che possiamo schiaffare nel mandato su di lei. Se vuoi dei documenti legali, da ora in poi ne possiamo fornire. Quindi se lei ancora rifiuta di comparire noi le rifiliamo il mandato prima che lei possa raggiungere CW [Clearwater] dato che non vogliamo essere visti pubblicamente [sic] essere brutali con una vittima così patetica dai campi di concentramento.”[5]

Penso che se solo un decimo di quello che ha subito e sopportato fosse capitato ad ognuno di noi sarebbe stato devastante.

Ecco la seconda parte dell’intervista di Leah Remini a Paulette Cooper sottotitolata in italiano.

Buona Visione

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https://rutube.ru/video/4373ad3524a8ff3ee06506b0d7f4ff09/

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