CASSAZIONE

Il capo «spirituale» della comunità condiziona le scelte degli adepti? 

È riduzione in schiavitù?

Queste sono le due domande che di Patrizia Maciocchi il 17 Aprile 2021 ha riportato nel suo articolo apparso sul SOLE24 ORE

Per il reato non serve la privazione della libertà fisica nè la violenza materiale, la tutela penale va assicurata contro ogni umiliazione e condizionamento anche se legato a convinzioni religiose

Nell’articolo viene rilevato che:

La libera scelta di aderire ad una comunità “religiosa” e lo stato di libertà fisico nel quale si continua a vivere dopo l’adesione alla setta, non bastano per escludere la riduzione in schiavitù. La tutela penale deve, infatti, essere assicurata contro ogni manipolazione anche psicologica, tesa ad annientare o a comprimere in modo sensibile la sensibilità altrui. 

Così la CASSAZIONE ha accolto il ricorso della Pubblica Accusa con sentenza 13815 che richiedeva la condanna di un ex parroco che : “per 20 anni aveva condizionato la vita e sfruttato molti suoi ex parrocchiani che lo avevano seguito, dopo la sua sospensione a diviniis, nel suo nuovo cammino “religioso”, che lo aveva portato a creare una comunità in un ex convento di Montecchio.

Quindi anche se l’adepto afferma che lui stia od abbia aderito ad una setta, come Scientology ad esempio, per sua “libera scelta” questo NON esclude che la persona sia stata ridotta in uno stato di schiavitù. Certamente sono molteplici le tecniche di persuasione che fanno sì che la “vittima” non accusi il carnefice, come spiegato nella SINDROME DI STOCCOLMA.

La Cassazione afferma che la persona deve essere tutelata PENALMENTE contro OGNI UMILIAZIONE e CONDIZIONAMENTO. E di umiliazioni e di condizionamenti sono pieni i libri e le testimonianze di coloro che sono riusciti a liberarsi dalla morsa di Scientology. 

Certo Scientology afferma che ad esempio i trattamenti della RPF (Rehabilitation Project Force) a cui viene sottoposto un adepto “colpevole” di crimini, ovvero i “campi di rieducazione” dove la persona deve vestirsi di grigio, portare una fascia nera al braccio, dove deve correre tutto il giorno e dove deve mangiare gli avanzi lasciati dagli altri staff, fare lavori pesanti e manuali tutto il giorno ecc. ecc. SONO LEGATI AD UNA CONVINZIONE RELIGIOSA. 

Spiacenti ma ora in ITALIA, grazie a questa sentenza della CASSAZIONE non dovrà e non potrà più essere tollerato questo perché sarà oggetto di tutela PENALE.

Ovviamente l’RPF è uno degli innumerevoli esempi dove uno scientologo subisce UMILIAZIONE, e gli esempi di CONDIZIONAMENTO sono anch’essi MOLTEPLICI.

Cosa dire della DISCONNESSIONE, dell’ostracismo che SCIENTOLOGY impone verso coloro che non sono più in accordo con loro, e magari denunciano ai media quanto hanno osservato? 

Prendiamo nostro figlio Flavio per rimanere in tema. Nella diffida, trattata nel post precedente, l’Avv. di Scientology Daria Pesce riportava il contenuto di una lettera che presumibilmente nostro figlio le avrebbe fatto avere per “tutelarlo” dal menzionare cose negative nella diretta Facebook che mia moglie Renata avrebbe tenuto da lì a poco con oggetto “I Bambini Rubati dalle Sette”.

La falsità di quanto “Flavio” ha esposto è trattata nel video inserito nel precedente post, ma qui voglio sottolineare che l’affermazione fatta da “Flavio”:

Insinuare che io stia svolgendo questa attività contro la mia volontà o che io sia in qualche modo “intrappolato” in Scientology, non solo è una calunnia, ma è anche un’offesa personale e una cosa palesemente idiota. 

Diciamo che ora non è sufficiente per la Corte di Cassazione fare quella affermazione per stabilire di non essere uno “schiavo” visto che (repetita iuvant) :

La libera scelta di aderire ad una comunità “religiosa” e lo stato di libertà fisico nel quale si continua a vivere dopo l’adesione alla setta,non bastano per escludere la riduzione in schiavitù.

Ma non solo, le affermazioni che seguono sono palesemente sintomo e prova di un condizionamento:

Quindi se i miei genitori sostengono che la Chiesa è responsabile della rottura avvenuta nei nostri rapporti, ora sapete la verità. Eravamo una famiglia felice. Io non sono cambiato. Per me il problema non è il fatto che loro abbiano deciso di abbandonare la religione di Scientology, ognuno è libero di fare le sue scelte, il problema è che loro si rifiutano di concedermi lo stesso diritto.” 

“Ognuno è libero di fare le sue scelte” – proprio no, mi spiace! Certo uno è libero ma CONDIZIONATO nel farlo proprio perché facendolo, COSI’ COME SUCCESSO A NOI , viene sottoposto alla pratica del Fair Game e alla quella disumana della DISCONNESSIONE.

E quella lettera è la prova che la disconnessione in Scientology è pratica crudele e presente e frutto di CONDIZIONAMENTO. E che dire: il problema è che loro si rifiutano di concedermi lo stesso diritto.” , nessuno ha il diritto di essere uno schiavo!

Un figlio deve dare incarico ad un Avvocato per far sì che la madre non partecipi ad una diretta Facebook? Ma stiamo scherzando? A parte che, dove li trova mio figlio Flavio i soldi per potersi permettere un Avvocato del calibro e del cache dell’Avv. Pesce? 

Quindi ringrazio il sistema giudiziario ITALIANO per aver sottolineato questo aspetto che troppo spesso varie “comunità religiose”, SETTE, hanno invece utilizzato per continuare le loro pratiche disumane.

E spero vivamente che l’avv. di Scientology Daria Pesce legga attentamente la sentenza della Cassazione visto che è di sua specifica competenza e che ci mediti sopra.

Claudio Lugli

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