Stanley Goldblatt / Photo Researchers, Inc.

Sempre nel 52 nel libro Una Storia dell’Uomo nel Terzo Capitolo Ron parla di come dovesse essere audita la vita attuale del PC esenndo la stessa di notevole interesse per lui.

Viene poi scritto:

La vita in corso, o qualunque vita venga alla luce, dovrebbe essere destimolata, in una certa misura, dall’auditor. Risultato che si raggiunge molto rapidamente usando Processing Simbologico, libro di recente pubblicazione ad uso dei Consulenti, oppure applicando la Tecnica 80 a questa vita o a qualsiasi vita.

Il Processing Simbologico viene definito all’interno del libro:

Processing Simbologico: processing in cui il pc esamina simboli incompleti e poi decide comecompletarli. L’auditor richiede poi al pc, ogni volta che ha deciso come completare un simbolo, di dire quale circostanza, stato di essere, persona, oggetto o cosa il simbolo rappresenta. Al pc si richiede poi di ricordare un episodio che includa quella persona, oggetto o stato di essere.

Obiettivo di questo processing è di portare completamente alla luce confusioni e conflitti latenti e a volte violenti che giacciono nascosti in ciò che una volta si chiamava “inconscio”. In parole povere questo processing porta alla luce quelle cose di cui il pc non vuole assumersi la responsabilità e di cui non è disposto ad ammettere di essere stato la causa. Molti individui sono in grado di stare di fronte solo al simbolo, ma una volta che l’hanno fatto, possono stare di fronte alla persona o oggetto dell’episodio, e poi alla fine possono stare di fronte all’episodio stesso che grazie al Lock Scanning o al Filo Diretto Ripetitivo (Repetitive Straightwire) può essere de-intensificato. Nell’esaminare i simboli, esaminiamo non l’origine del disturbo, ma la chiave all’origine del disturbo. (Il libro “Processing Simbologico” è incluso nel Volume Rosso numero 1.)

Ed ecco i vari simboli così come contenuti nel Volume Rosso n°1, ovviamente l’uso dei simboli era associato ad una precisa tecnica descritta nel libro che riguardava quei simboli. Penso possa servire a stimolare il vostro interesse sulla storia di Scientology che può contenere spesso parallelismi singolari.

Questa è la pagina che da inizio al Processing Simbologico. “Una Chiave per l’Inconscio”. L’utilizzo della parola “INCONSCIO” ci fa capire come al tempo vi fosse una sorta di similitudine tra Scientology e la Psicologia. Psicologia che ha sempre visto il lavoro di Hubbard come irrilevante.

Ecco i simboli:

Il test psicologico di Rorschach

Cento anni fa lo psicologo svizzero Hermann Rorschach pubblicò un libro in cui descrisse come svolgere un’indagine della personalità. Hermann Rorschach nel 1917 inventò il metodo delle macchie d’inchiostro, tecnica che presentò quattro anni più tardi, nel 1921, nel suo libro Psychodiagnostik. Rorschach era uno psichiatra che lavorava da solo in un remoto manicomio di Herisau, nel canton Appenzello Esterno. Era un seguace di Freud, senza essere né dogmatico né indottrinato dalle teorie dello psicanalista austriaco. A Zurigo studiò con Carl Jung. Rorschach è stato un artista per tutta la vita. A scuola era nota la sua abilità nel disegno. Il suo soprannome era Klecks, ossia “macchia” in tedesco. Ma soprattutto era una persona visiva. Secondo Rorschach, le persone vedono il mondo in maniera diversa e ciò ci dà la possibilità di conoscere come funziona la mente umana. Freud affidava invece la sua psicanalisi alla parola, per esempio al lapsus.

Lo studioso teorizzò un test proiettivo che attraverso alcune immagini di macchie su un foglio, apparentemente senza significato, dava la possibilità di sondare la personalità di un individuo.

La grande differenza con Scientology pur entrambe le metodologie utilizzassero simboli sta nel modo in cui vengono usati. Ma anche Rorschach fu ostracizzato dalla psicoanalisi e psichiatria del periodo, nel 1921 scrive una lettera a un collega::

Gli psicologi lo trovavano troppo psicoanalitico e gli analitici non riescono a interpretare le risposte perché si fissano sul contenuto senza invece considerare a sufficienza l’aspetto formale. Ciò che però conta è che il test funziona: dà diagnosi incredibilmente corrette. E per questo motivo è odiato ancora di più“. Ed veva ragione.

Quando Rorschach morì di appendicite nel 1922, all’età di 37 anni, il test rischiava di finire in un cassetto e di essere dimenticato. In Svizzera veniva usato nell’ambito dei colloqui di assunzione e delle valutazioni professionali. In Germania, Rorschach aveva fatto arrabbiare alcuni importanti psicologi prima di morire e così le sue macchie d’inchiostro non avevano suscitato grande entusiasmo tra gli esperti.

Nel 1925, lo psicologo Yuzaburo Uchida scoprì una copia del libro Psychodiagnostik in una libreria a Tokyo. E così, a soli quattro anni dalla pubblicazione dell’opera, le macchie d’inchiostro vennero adottate nella psicologia giapponese e oggi sono uno dei test psicologici più popolari nell’Impero del Sol levante. Nel Regno Unito, invece, il test di Rorschach non riuscì mai ad affermarsi, mentre è ampiamente usato in Argentina, poco in Russia ed Australia. In Turchia sta vivendo un revival. È negli Stati Uniti che il test ha conosciuto il suo maggior successo. A metà del secolo scorso, nell’epoca d’oro della psicanalisi freudiana, le macchie d’inchiostro di Rorschach diventano uno strumento per “radiografare l’inconscio”. È un metodo molto più a buon mercato di interminabili sedute con lo psicanalista. Tuttavia, le risposte dei soggetti venivano interpretate in maniera sbagliata e c’era chi credeva che con il test si potesse leggere la mente delle persone. Una caratteristica che catturò naturalmente l’immaginazione della gente: nei film noir erano impiegate per introdurre dei colpi di scena, nelle pubblicità dei profumi o nei video musicali.

Notizie tratte da : Il Test di Roschach

Ecco l’intero Libro tratto dal Volume Rosso N°1: